Scorrendo su questa pagina troverai tutti gli eventi organizzati dalla Confraternita in occasione dell'anno Giubilare della Misericordia indetto da Papa Francesco.

"La preghiera è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità"

Papa Francesco

MAGGIO 2016

 

APRILE 2016

SAN FILIPPO D'AGIRA

Ricordato nella Chiesa del Carmine, martedì, 26 Aprile, prima del Vespro che conclude l'adorazione al SS. Sacramento.

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Di lingua e cultura siriaca, nacque per un miracolo concesso ai suoi genitori che avevano perduto i tre figli nella piena del fiume Sagarino, mentre ritornavano a casa con il loro gregge. Offerto dal padre e dalla madre a Dio, Filippo all’età di ventuno anni venne a Roma, ottenendo lungo il viaggio da Dio la fine della tempesta che minacciava di fare affondare la nave. A Roma, dopo avere ricevuto miracolosamente la facoltà di parlare in latino, venne consacrato presbitero ed ebbe dal un papa la missione di evangelizzare la Sicilia centro orientale e liberare Agira dalla terribile infestazione dei diavoli.

 

Ad Agira trovò riparo in una grotta fuori dall’abitato; là stava seduto, secondo l’abitudine. Dopo due giorni salìto sulla sommità del monte liberò dai demoni, grazie alla sua preghiera.

 

San Filippo è santo che compie miracoli in vita e in morte a testimonianza della grande predilezione di Dio. In vita la sua fama di persecutore dei demoni e di santo che compie miracoli gli procurò molto fama per tutta la Sicilia.

 

L’agiografia ne descrive la guarigione di uno storpio, di una emorroissa, la resurrezione di un giovane morto per un sortilegio del demonio, la liberazione di una giovane dalla possessione del demonio, e quella di dodici cittadini di Agrigenti da una condanna ingiusta.

 


Ad Agira fu sepolto, secondo la tradizione. Sulla tomba fu costruita una chiesa a forma di croce su precisa indicazione del Santo.

 

La lotta, le sfide e lo scontro anche fisico con il demonio sono nota caratteristica che contraddistingue la sua iconografia. La tradizione leggendaria narra tra l’altro che San Filippo, legato dal diavolo da pesantissime catene se ne sia immediatamente liberato, mentre satana legato con i  suoi capelli o alcuni fili della sua barba, sia ricorso all’aiuto dei fratelli demoni dell’inferno, dove San Filippo li ha cacciati, ritornando nero per la fuliggine. La tradizione ad Agira narra anche che dopo una lotta fisica in una grotta durata tutta una notte, il demonio sconfitto fuggi provocando un buco nella roccia che, pertanto, viene detta rutta pirciata (grotta bucata).

 

Il suo dies natalis per la vita a fianco di Dio è il 12 maggio, giorno della morte, in un anno storicamente non precisabile, divenuto nella più che millenaria mai interrotta tradizione, dies festus. Il modello di vita di San Filippo fu assunto come esempio e praticato dai monaci che, secondo la loro tradizione, costruirono un convento accanto alla chiesa che custodiva le sue reliquie.

 

L’iconografia ricorrente più antica lo rappresenta di pelle bianca, barbato, per lo più stante e benedicente in abiti sacerdotali o nell’atto di liberare un posseduto dal demonio. Spesso il demonio è posto sotto i  piedi del Santo legato con grosse catene. San Filippo è invocato per la liberazione dei posseduti del demonio, per le guarigioni, nei terremoti, per la siccità ed in ogni difficoltà personale ritenuta insuperabile.

 

SAN FELICE DA  NICOSIA

 

Ricordato nella Chiesa del Carmine, martedì, 19 Aprile, prima del Vespro che conclude l'adorazione al SS. Sacramento.

 

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Giacomo Amoroso nacque a Nicosia nel 1715, il padre Filippo era calzolaio e la madre Carmela Pirro badava alla numerosa famiglia. Il padre decise di far lavorare il figlio nella calzoleria più importante del paese affinché si specializzasse in questo mestiere. Giacomo presto imparò il mestiere e nello stesso tempo si era avvicinato alla congregazione dei Cappuccinelli presso il convento di Nicosia. Era per tutto esempio in quanto la sua spiritualità la testimoniava in tutte le cose di ogni giorno. Nel 1733 decise di chiedere di entrare come fratello laico nell'ordine dei Cappuccini, ma non fu accolto, anche a causa delle condizioni economiche precarie della sua famiglia alla quale era fondamentale il suo apporto. Una volta morti i genitori nel 1743 riprovò a chiedere di essere ammesso tra i Cappuccini direttamente al provinciale che era in visita a Nicosia, e, finalmente, dieci anni dopo la sua prima richiesta venne ammesso al noviziato nel convento di Ristretta con il nome di fra Felice. L'anno seguente fece la professione e fu inviato nello stesso suo paese di origine dove per 43 anni esercitò il compito di questuante. Nel convento esercitò vari lavori, portinaio, ortolano, calzolaio e infermiere, fuori era il questuante non solo a Nicosia ma anche nei paesi vicini, Capizzi, Cerami, Mistretta e Gagliano.  
Aveva una particolare predilezione per i bambini, dalle sue tasche tirava fuori una noce, delle nocciole o delle face le regalava ai fanciulli ed in base al numero di queste cose ricordava loro le piaghe di Gesù, la santissima Trinità, i dieci comandamenti, piccoli regali che però davano l'opportunità a fra Felice di fare una breve e semplice lezione di catechismo.
Se per strada incontrava poveri con carichi particolarmente pesanti dava loro una mano per aiutarli, aiutava gli ammalati e cercava di fare qualcosa per i più bisognosi. Tutte le domeniche era solito andare a trovare i carcerati.
Il superiore nonché padre spirituale spesso lo trattava duramente, lo umiliava appioppandogli nomignoli quali poltrone, ipocrita, gabbatore della gente, santo della Mecca, fra Felice rispondeva a ciò dicendo "sia per l'amor di Dio". Ancora il superiore spesso lo obbligò ad esibirsi nel refettorio del convento con abiti carnevaleschi, distribuendo una massa di cenere impastata come fosse ricotta fresca, che miracolosamente lo diventò veramente.  
Una volta alleggerito da tutti i servizi data l'avanzata età e la malferma salute si dedicò alla preghiera.
Verso la fine del mese di maggio 1787 mentre era nel suo orto si accasciò senza più forze e dopo alcuni giorni nel suo letto raccomandandosi a S. Francesco e alla Madonna chiese al superiore il l'obbedienza di morire. Morì il 31 maggio del 1787. Fu dichiarato Beato da papa Leone XIII il 12 febbraio 1888.
Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro. 
La data di culto per la Chiesa universale è il 31 maggio mentre i Frati Cappuccini lo ricordano il 2 giugno.

SAN SILVESTRO DA TROINA

Ricordato nella Chiesa del Carmine, martedì, 12 Aprile, prima del Vespro che conclude l'adorazione al SS. Sacramento.

 

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Nato verso la fine del XI sec. e l’inizio del XII a Troina, di lui non si sa molto, ma sono giunti fino a noi i racconti di vari episodi prodigiosi che lo videro protagonista; entrato in giovane età nel monastero di San Michele della cittadina troinese, sotto la Regola di S. Basilio per cui i monaci venivano chiamati “basiliani”, si distinse per la sua spiccata carità.
Sulla base d’argento del prezioso fercolo che lo raffigura, è incisa una costante tradizione che narra dell’aiuto dato ad un vecchio mendicante, rivelatosi poi per il Signore Gesù.
Gli storici locali raccontano che in un’ora si recò a Catania, a venerare s. Agata martire nel giorno della sua festa;
 
il prodigio consiste nel fatto che il monastero era distante dalla città etnea quaranta miglia e lui era a piedi sia all’andata che al ritorno.
Verso il 1155 si recò a Roma in visita al nuovo papa Adriano VI, il quale lo ordinò sacerdote. Al ritorno, fermatosi a Palermo, guarì il giovane figlio del re di Sicilia (1154-1156); ciò gli procurò una vasta fama di santità e rientrato a Troina venne eletto abate.
Dopo qualche anno si ritirò, desideroso di una maggiore ascesi, costruendosi una cella accanto ad un oratorio dedicato a S. Bartolomeo, a breve distanza dal monastero.
Morì il 2 gennaio 1164 a Troina. Il suo culto “ab immemorabili”, fu confermato da papa Giulio III (1487-1555), la sua festa liturgica è il 2 gennaio; nel giorno della sua festa una suggestiva processione di uomini a cavalcioni di muli bardati e carichi di alloro, si reca al suo sepolcro e ciascuno depone un ramoscello di alloro sulla sua tomba.

 

SANTA FAUSTINA KOWALSKA

Ricordata nella Chiesa del Carmine, martedì, 5 Aprile, prima del Vespro che conclude l'adorazione al SS. Sacramento.

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Santa Faustina Kowalska , l'apostola della Divina Misericordia,nacque il 25 agosto 1905.

 

Fin dall'infanzia si distinse per l'amore, per la preghiera, per la laboriosità, per l'obbedienza e per una grande sensibilità verso la povertà umana. All'età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un'esperienza profonda perché‚ ebbe subito la consapevolezza della presenza dell'Ospite Divino nella sua anima.

 

Fin dal settimo anno di vita avvertì nella sua anima la vocazione religiosa, ma non avendo il consenso dei genitori per entrare nel convento, cercava di sopprimerla. Sollecitata poi da una visione di Cristo sofferente, partì per Varsavia dove entrò nel convento delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia col nome di Suor Maria Faustina.

 

All'esterno nessun segno faceva sospettare la sua vita mistica straordinariamente ricca. Svolgeva con diligenza tutti i lavori, osservava fedelmente le regole religiose, era riservata, silenziosa e nello stesso tempo piena di amore benevolo e disinteressato.

 

 

 

Alla base della sua spiritualità si trova il mistero della misericordia Divina che essa meditava nella parola di Dio e contemplava nella quotidianità della sua vita.Suor Faustina collaborava con la misericordia Divina nell'opera della salvezza delle anime smarrite. La sua vita spirituale si caratterizzava inoltre nell'amore per l'Eucarestia e nella profonda devozione alla Madre di Dio della Misericordia.

 

Gli anni della sua vita religiosa abbondarono di grazie straordinarie: le rivelazioni, le visioni, le stigmate nascoste, la partecipazione alla passione del Signore, il dono dell'ubiquità, il dono di leggere nelle anime, il dono della profezia e il raro dono del fidanzamento e dello sposalizio mistico. Il contatto vivo con Dio, con la Madonna, con gli angeli, con i santi, con le anime del purgatorio, con tutto il mondo soprannaturale fu per lei non meno reale e concreto di quello che sperimentava con i sensi.

 

La missione di Suor Faustina consiste in tre compiti:

 

  1. Avvicinare e proclamare al mondo la verità rivelata nella Sacra Scrittura sull'amore misericordioso di Dio per ogni uomo;

  2. Implorare la misericordia Divina per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori

  3. Ispirare un movimento apostolico della Divina Misericordia con il compito di proclamare e implorare la misericordia Divina per il mondo e di aspirare alla perfezione cristiana

 

Oggi questo movimento riunisce congregazioni religiose, sacerdoti, confraternite, associazioni, che intraprendono i compiti che il Signore ha trasmesso a Suor Faustina.

 

La missione di Suor Faustina è stata descritta nel "Diario" che essa redigeva seguendo il desiderio di Gesù e i suggerimenti dei padri confessori.

 

Suor Faustina, distrutta dalla malattia e da varie sofferenze che sopportava volentieri come sacrificio per i peccatori, nella pienezza della maturità spirituale e misticamente unita a Dio, morì a Cracovia il 5 ottobre 1938 all'età di appena 33 anni. La fama della santità della sua vita crebbe insieme alla diffusione del culto della Divina Misericordia.

Il 18 aprile del 1993, sulla piazza di San Pietro a Roma, il Santo Padre Giovanni Paolo II l'ha beatificata e il 30 aprile 2000, Anno del Gande Giubileo del 2000, l'ha canonizzata.

 

Le reliquie di Suor Faustina attualmente sono sparse nel mondo in varie chiese. La tomba con i pochi resti corporali sono conservati nella cappella della casa a Cracovia dove si recava a pregare. Le reliquie sono anche esposte nel Santuario della Divina Misericordia.